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lunedì 12 dicembre 2011

Torino, la menzogna e la vittima sacrificale

Una ragazza sedicenne, per evitare di 'prenderle' dai genitori e per la vergogna nei confronti di parenti e amici, ha mentito incolpando i cosiddetti rom, o zingari, suoi vicini di casa, di averla violentata. Alla sua dichiarazione è seguita una spedizione punitiva che ha tolto con il fuoco l'onta della vergogna. Poco ci mancava che ne venisse una strage. A seguito di ciò, la fanciulla si è pentita e con doppia vergogna (antica e moderna) ha declamato la Verità: l'atto indicibile veniva direttamente da Eros, un Eros incarnato che ha guidato l'incontro intimo della stessa con il suo innamorato. Ma allora, perchè tanta negazione e violenza? Forse perchè Eros continua a non abitare molte regioni (ragioni) del sociale, cosicché ancora oggi, nell'occidente moderno, continua a valere l'antica logica scrificale che vuole la fanciulla il-libata, quindi vergine, sull'altare del matrimonio? Se così è, si spiega la trasgressione - che non corrisponde all'atto in sè - e la conseguente paura della punizione. Si spiega la necessità di trovare un capro espiatorio che attiri su di sè la violenza degli dei (del dio, comunque della collettività). Facile poi arrivare al gruppo oggetto d'imputazione, quello che facilita il gesto conciliatorio: la folla si scaglia contro lo Stereotipo che qui corrisponde al Diverso e Povero "in canne", vicino di casa della primaria vittima. Il danno è stato lieve, ma soltanto perchè è poi giunta la confessione (per nulla scontata), grazie alla quale si è ristabilito l'ordine che oggi si radica nella moderna semantica dei diritti fondamentali dell'uomo.


martedì 5 luglio 2011

Scienza e Adolescenza


Insomma, la Neurologia suggerisce agli adolescenti di "fermarsi a pensare un minuto prima di agire, focalizzandosi sulle possibili conseguenze del proprio comportamento". La Psichiatria consiglia di imparare a gestire le emozioni,  il che sembrerebbe significare: fermarsi un attimo prima di agire o chiedere alle emozioni di lasciare il campo alle funzoni cognitive e razionali, nel caso di azioni che riguardino l'impegno scolastico (o altro). Richieste difficili da realizzare, dato che vengono rivolte alle emozioni stesse. Inoltre, se prese alla lettera, le asserzioni scientifiche potrebbero essere applicate con facilità anche agli adulti, viste le diffuse testimonianze dei nostri giorni. Nè mi sembra soddisfacente la tesi - comune tra gli addetti ai lavori - che gli adulti di oggi sono come adolescenti.
Tralascinado i contenuti teorici - non da tutti condivisibili -  che vedono l'emozionale e il cognitivo come perennemente in guerra, finchè il secondo prende il sopravvento lasciando al rivale soltanto alcuni spazi rigorosamente monitorati, mi chiedo quale sia veramente il problema da affrontare e in che termini lo si voglia fare. 
Ci preoccupiamo della demotivazione scolastica, ultimamente definita anche "fobia scolastica"? Dell'aggressività? Della ribellione alle norme sociali? 
E come pensiamo di affrontare la questione? Mediante corsi di formazione sulla gestione emozionale? Mediante psicoterapia? 
E quale dovrebbe essere il "target"? Gli adolescenti in condizione di stress oppure tutti gli adolescenti?
Senza entrare in questioni sociologiche inerenti le forme di comunicazione tra adulti e adolescenti, credo che comunque una maggiore chiarezza debba essere fatta. Di certo non sarebbe nocivo, neanche per gli stessi adulti, avvicinarsi "sensibilmente" agli adolescenti, dare loro parola (Logos), riportando in Luce anche le proprie istanze emotive, oltre che quelle cognitive e normative, ricordandosi che il Figlio non deriva (oramai più) dal Padre, essendo autenticamente Altro, benchè a lui connesso. 

sabato 16 aprile 2011

Effetto Alcol: binge drinking

Siamo in Puglia ed una ricerca della Società italiana di alcologia (Sia)  ci costringe ad un'ennesima riflessione sull'abuso di alcol da parte dei giovanissimi. L'indagine dimostra come vi sia  un aumento costante dell'uso di alcol, a livello nazionale e con particolare riferimento alla regione Puglia. I dati sono stati presentati presso la Clinica Medica Mussi del Policlinico di Bari e si riferiscono al cosiddetto binge drinking, l'assunzione di bevande alcoliche a fini di sballo, una "moda" che coinvolge sempre più i giovanissimi rientranti nella fascia di età che va dagli 11 e i 15 anni, con una percentuale in aumento per le ragazze. 
Fonte: La Repubblica (sezione Bari)

Il problema dell'abuso di sostanze alcoliche e di stupefacenti è oggetto di ricerca da molto tempo e viene ciclicamente ripresentato nelle tabelle e nei grafici delle indagini statistiche. Mancano, invece, ricerche in grado di cogliere le motivazioni (il perchè) del bisogno di sballo alcolico e chimico, senza ricorrere alle solite spiegazioni sul disagio individuale ed alle competenze psico-pedagogiche.
Nei servizi per le dipendenze sono ben consapevoli dell'aumento del fenomeno tra le nuove generazioni ma continuano a lavorare sui singoli individui, cercando di trovare nelle loro storie biografiche e nel loro svilluppo individuale, su piano cognitivo-affettivo-comportamentale, le cause ed i rimedi. 
In alcuni servizi si tenta l'approccio sistemico-relazionale che coinvolge la famiglia, come se il processo di socializzazione e di partecipazione sociale si possa concentrare soltanto al suo interno.
Sarebbe invece auspicabile che di fronte a comportamenti che possiamo definire "generalizzati", quindi sociali, vengano attivate competenze sociologiche che non vanno confuse con quelle statistiche. Le indagini quantitative sono utili strumenti per cogliere i numeri e verificare la portata e l'andamento dei fenomeni sociali, ma sono del tutto inutili per comprendere i processi comunicativi. Qualche servizio (ex ser.t)  più lungimirante ha tentato di effettuare ricerche mirate a comprendere la comunicazione tra i ragazzi che si aggregano informalmente, secondo ipotesi alternative ed alla luce di ricerche sulla comunicazione già consolidate, constatando la diffusa incapacità a sostenere una comunicazione interpersonale. Ciò è più visibile soprattutto nei gruppi maschilizzati e in tutte le aggregazioni dove il divertimento (estensione) prende il sopravvento sull'intensità presentandosi come unica alternativa alla noia. Nei gruppi misti (maschi e femmine) in cui la frequentazione è fondata - equamente - sul divertimento e sulla comunicazione interpersonale si osservano, invece, modalità differenti dello stare insieme che rendono marginale il ricorso a surrogati chimici e alcolici. Da ciò la realizzazione di interventi volti a promuovere frequentazioni "sane". 
Purtroppo, tali ricerche restano marginali rispetto alla tradizione psico-pedagogica e statistica mentre sarebbe il caso di  proporle e diffonderle sul territorio e tra gli addetti ai lavori.

lunedì 28 febbraio 2011

Maddaloni e il Villaggio dei ragazzi

Siamo nell'Italia del 2011, eppure non mancano alle cronache storie di reiterata violenza da parte degli adulti nei confronti di bambini e ragazzi "ribelli". Di oggi la notizia che lascia stupefatti - non certo per bellezza - e che riguarda un centro "educativo", il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. 
"Pugni, schiaffi, spintoni che in qualche caso hanno fatto cadere anche dalle scale la vittima, l'uso della cintura come strumento di punizione. Ma soprattutto ingiurie, da 'porcò ad 'handicappato', per tutti i ragazzi che dovevano tutelare e formare, e in particolare per cinque di questi, tra cui un extracomunitario. E' il quadro che viene fuori dall'indagine della Squadra mobile di Caserta che ha accertato episodi di violenza, per una maestra anche sessuale e ai danni di due minori, fino a maggio dello scorso anno all'interno del 'Villaggio dei ragazzì di Maddaloni" (...)
La struttura. La Fondazione "Villaggio dei ragazzi - don Salvatore d'Angelo" di Maddaloni è un ente di assistenza e di beneficenza (IPAB), riconosciuto con decreti del Presidente della Giunta Regionale Campania, nato alla fine della seconda guerra mondiale per aiutare, in quella fase storica, l'infanzia abbandonata e priva di tutto. Il suo fondatore, don Salvatore D'Angelo, morto il 30 maggio del 2000, era consigliere spirituale e amico di infanzia del senatore Giulio Andreotti, quest'ultimo ancora presidente onorario della fondazione e consigliere di amministrazione effettivo. Un anno fa, l'ex presidente del Consiglio aveva ricevuto anche la cittadinanza onoraria dal comune di Maddaloni.
Nel 1994 don Salvatore venne coinvolto in una inchiesta su una ipotesi di ricettazione della procura di Santa Maria Capua Vetere, ma la sua figura è sempre stata legata alla maxi-struttura per i giovani più disagiati capace di ospitare oltre 500 persone e introdurre, dopo un percorso formativo, nel mondo del lavoro i giovani ospiti.
Fonte: La Repubblica

Ci preoccupiamo del ricorso di molti adolescenti alla prevaricazione senza mai sollevare il problema degli adulti che li affiancano e delle modalità che accompagnano il loro operato. Mi chiedo quante di queste strutture per minori operano in tutta Italia senza che vengano sottoposte a verifiche. Dove sono i servizi sociali che dovrebbero svolgere la funzione di monitoraggio e controllo?
In un clima di violenza e sopruso, quale socializzazione può realizzari? Quale partecipazione differente dalla mera prevaricazione può affermarsi nei luoghi della correzione?
Nessuna motivazione è valida per spiegare l'accaduto che è il frutto di incompetenza educativa accompagnata a smania di potere. Da non dimenticare che il dolore radicato nella memoria emotiva, nel migliore dei casi, richiede un lungo periodo di elaborazione, non meno doloroso,  perché ci sia "rinascita".